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Posts Tagged ‘bambini e rabbia’

In questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Cara Dada”, affrontiamo oggi un argomento particolarmente…scottante: la rabbia! Ho notato come sia particolarmente elevato l’interesse che ruota intorno a questa emozione, e come spesso siano numerose da parte di genitori ed educatori le ricerche di strumenti, consigli, materiali che permettano di comprendere e gestire la rabbia dei più piccoli. Questo breve articolo non vuole (e non può) essere un vademecum esaustivo di consigli per la gestione della rabbia, ma piuttosto un piccolo spunto di riflessione che possa aiutare a comprenderla, una bussola che possa orientare l’ago dell’attenzione degli adulti nella sintonizzazione con il bambino.

rabbiaChe cos’è la rabbia?

La rabbia è innanzitutto un’emozione primaria che tutti, grandi e piccini, proviamo. Questa può essere provocata da situazioni esterne che troviamo avverse, ostili, o da stati interni (ad esempio quando non riusciamo a fare qualcosa); può essere manifestata attraverso reazioni verbali e/o comportamentali, ma può essere anche repressa e non manifestata affatto. È dunque un’emozione dalle varie sfaccettature che, come tutte le altre emozioni, va accettata e accolta, compresa ma non repressa: come ho sottolineato più volte nei precedenti articoli, non esistono emozioni giuste o sbagliate. Dunque anche la rabbia è importante nella costruzione dell’esperienza e dello sviluppo del bambino.

Qualche spunto per comprendere la rabbia dei bambini e gestirla

  • Poniamoci in una posizione di curiosi osservatori: soprattutto per quei bimbi particolarmente esplosivi e che esprimono la rabbia molto spesso, può essere utile osservare in che situazione avvengono questo scoppi, sono presenti alcune persone in particolare? Che cosa succede prima? E dopo? In questo modo possiamo avere qualche elemento in più per comprendere la rabbia del bambino e potremmo trovare delle ricorrenze, per cui non sarà un’emozione che “scoppia senza motivo”.
  • Diamo un feedback verbale al bambino, dando un nome a ciò che sta provando, sintonizzandoci con l’intensità delle emozioni che sta manifestando: “caspita! Mi sembri molto arrabbiato! Anzi no, moltissimo!!”, associando la frase ad un’appropriata espressione del viso. Questo per fargli capire che percepite e capite quello che sta provando, e soprattutto il bambino darà un nome a quest’emozione così forte che spesso, per la sua esplosività, lo può anche spaventare. Può essere utile associare la situazione all’emozione: “quando ti ho detto di rimettere in ordine e non guardare i cartoni ti sei tanto arrabbiato vero?”.
  • Reagiamo con calma e fermezza, se il bimbo lo accetta abbracciamolo e coccoliamolo: l’abbraccio non solo funziona da contenimento fisico, ma aumenterà i livelli di ossitocina, che favorisce l’insorgere della calma e del benessere, riducendo al contempo il cortisolo, l’ormone dello stress.
  • Facciamo sentire la nostra presenza, anche nelle peggiori sfuriate: con un abbraccio, con la sola presenza fisica o anche, qualora il bambino voglia stare da solo per un po’, lasciandogli lo spazio necessario “ok ti lascio un po’ qui da solo, vado nell’altra stanza, quando ne hai voglia chiamami/vieni di là con me”. In questo modo il bambino capirà che la sua rabbia non ci spaventa, che la accettiamo, e siamo pronti a parlarne quando ne avrà voglia. Con il tempo (e tanta pazienza!) solo dopo averla sperimentata in un ambiente sicuro e averla vista compresa e accettata, imparerà ad esprimerla e a gestirla autonomamente.
  • Parliamo insieme al bimbo della rabbia e di ciò che lo fa arrabbiare. Uno strumento utile che ho utilizzato durante il laboratorio è stato il barattolo montessoriano della calma (facile e veloce da fare anche a casa, in internet si trovano vari tutorial): i brillantini che scendono lentamente hanno un effetto quasi ipnotico e aiutano il bambino a rilassarsi e a focalizzarsi sul qui e ora, permettendogli di “fermarsi” e favorendo il dialogo. Attenzione: questo non è uno strumento per evitare la rabbia nei momenti più “caldi” (dato che non è assolutamente un obiettivo che ci poniamo), ma può essere d’aiuto per parlarne dopo uno scoppio d’ira per esempio.
  • Come al solito un aiuto per parlare di rabbia viene dal mondo dei libri. In particolare io ho utilizzato con i bimbi “Che rabbia!” di Mireille d’Allancé. In questo modo abbiamo uno strumento in più per parlare di questa emozione, per aiutare i bambini a riconoscerla nelle varie manifestazioni, per comprendere che a tutti capita e che è una emozione che, per quanto fastidiosa, ha un inizio e una fine e non c’è nulla di sbagliato nel provarla!

 

Tutte queste piccole accortezze di cui ho parlato non riguardano ovviamente solamente quei bambini un po’ più turbolenti, ma anche quei bimbi che non esprimono mai la rabbia, che invece di esplodere implodono. Il fatto di non manifestarla non è sintomo di assenza di rabbia: è presente anche in loro, diamogli un aiutino per sperimentarla ed esprimerla!

Valentina Pajola, psicologa e dada

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