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Posts Tagged ‘bambini’

Cari amici di Nunù,

SABATO 10 NOVEMBRE, alle ore 16:30, vi invitiamo a partecipare a “IL SOGNO DI HOKUSAI” un laboratorio artistico dedicato al grande maestro giapponese e alla sua grande onda.

Per i bimbi dai 4 ai 6 anni. Costo 10€. PRENOTAZIONE RICHIESTA!

Per info: Tel. 388-9962206, Francesca 340-7332178, Virginia 349-4942161. Via Lombardia 5/D, 40139 Bologna. Oppure scriveteci a info@nunuperlinfanzia.it

Invito al sogno di Hokusai

Non dimenticate inoltre che VENERDì 9 NOVEMBRE, dalle ore 17:00, nello spazio di “Fermo immagine” (via Faenza 2, Bologna) si terrà un INCONTRO GRATUITO per scoprire il meraviglioso percorso che ha portato alla nascita del cinema e per divertirci a realizzare insieme un piccolo, ma straordinario, gioco ottico.

Per info e prenotazioni: 339 588 7404, fragisotti@tiscali.it

Invito a Cinema da ragazzi GRATUITO

Ecco infine i prossimi appuntamenti del mesi di Novembre…

Invito a Novembre

 

 

 

 

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 Si è concluso nel mese di dicembre il nostro piccolo percorso laboratoriale dedicato alle emozioni, pensato per i bimbi dai 3 ai 6 anni con lo scopo di aiutarli a familiarizzare con il proprio mondo emotivo. Sono qui per raccontarvi un po’ il “dietro le quinte” di questa esperienza per poter rendere partecipi anche mamme, papà, nonni: insomma tutti i più grandicelli che per motivi… anagrafici non hanno potuto partecipare, ma che comunque hanno dimostrato tanta curiosità e interesse per questo percorso.foto-emozioni.

Perché un laboratorio sulle emozioni?

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una sempre maggiore sensibilità rivolta al tema delle emozioni. Il film “Inside Out” è una testimonianza di questa maggiore attenzione, in quanto vengono trattate e integrate emozioni primarie come Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, e viene spiegato attraverso un linguaggio semplice ed efficace come tutte queste siano importanti nella costruzione del Sé e nella relazione con gli altri.

A mio avviso, uno dei messaggi più importanti che questo film d’animazione manda è proprio il fatto che non esistono emozioni giuste o sbagliate, importanti o meno importanti, ma sono tutte necessarie in ugual modo nella costruzione della nostra esperienza. Spesso la nostra cultura può in maniera erronea lasciar passare il messaggio che sia meglio nascondere alcuni stati d’animo a favore di altri: la paura può esser letta come sintomo di codardia; troppa tristezza può dar noia al prossimo, meglio mostrarsi gioiosi; la rabbia è spesso vista come un’emozione da evitare. Ecco quindi che è sempre più importante riconoscere sin da piccoli il valore di ogni emozione, accettandola senza però reprimerla, ma cercando piuttosto di regolarla quando necessario.

Nei laboratori svolti da Nunù lo scopo principale è stato quello di aiutare i bimbi a riconoscere ogni emozione in tutte le sue sfumature e tutte le sue manifestazioni, riuscendo in primis a dare un nome a ciò che provano: questo primo passaggio che può sembrare banale è in realtà un punto molto importante e delicato e per nulla scontato. È frequente infatti che gli adulti stessi trovino difficoltoso riconoscere e discriminare le emozioni. Via libera dunque a “Mi sembri un po’ arrabbiato…”, “Wow che bel sorriso! Sembri molto felice!”, “ti ha fatto arrabbiare molto questa cosa?”, ricalcando magari l’espressione del viso triste o felice che sia, proprio per associare un nome allo stato d’animo. Una volta dato il nome all’emozione, è stato importante per i bimbi individuare “com’è fatta”, aiutandoli a dare una forma a questa emozione, a esprimerla, ognuno a proprio modo e con le proprie capacità, riconoscendo dunque sia fattori comportamentali che vissuti interni e fisiologici: c’è chi ha descritto la paura ricordando che “mi batte forte il cuore e mi viene mal di pancia” o la rabbia come “una cosa che ti fa fare grrr… e a volte cresce e ti fa fare AAAAARGH!!”. Anche questo è un passaggio importante in quanto permette non solo di riconoscere le proprie emozioni ma anche quelle degli altri quando si manifestano. Infine abbiamo cercato di riconoscere gli antecedenti, o meglio tutti quei fattori che possono favorire o meno l’esperire di una determinata emozione, per comprendere che la rabbia, o la paura, o ancora la tristezza non “cadono dal cielo” senza motivo alcuno, ma sono comunque conseguenza di situazioni, eventi, parole, e che dunque anche alcune proprie azioni possono causare nell’altro un’emozione piacevole o spiacevole.

Ecco alcuni strumenti utili in questi passaggi replicabili facilmente nella relazione coi bimbi:

  • “l’orologio delle emozioni”, nel quale sono presenti delle faccine che raffigurano le principali emozioni e possono aiutare il bambino a immedesimarsi ed eorologio emozionisprimere come si sente;
  • “il termometro delle emozioni”, che può aiutare i bambini a quantificare in maniera concreta la propria rabbia o la propria tristezza e che può essere un facilitatore giocoso per parlare di queste tematiche, e per aiutare gli adulti a comprendere meglio il mondo emotivo dei bimbi, discriminando ciò che attiva di più o di meno;
  • i disegni, i colori, i giochi per aiutare il bambino a esprimersi e raccontare ciò che prova in forma simbolica;
  • i libri: anche se non specificatamente dedicati alle emozioni, possiamo giocare a chiedere al bambino “secondo te come sta questo personaggio dopo che gli è successa questa cosa?”, “secondo te questa è una faccia arrabbiata o felice?”. Lo stesso vale per i cartoni animati e per rendere dunque istruttivo il tempo dedicato alla tv (per chi è incuriosito, ne parliamo in maniera più approfondita nell’articolo “Bimbi analogici in un mondo tecnologico!” );
  • durante gli incontri i bambini hanno trovato molto divertente giocare proprio a indovinare le emozioni: a turno un bimbo inscenava un’emozione (con un a smorfia del viso, con il corpo, con una parola), e gli altri dovevano indovinare di cosa si trattava. Un’attività semplice e simpatica da proporre anche a casa!

I bimbi durante questo percorso hanno saputo sorprendermi con le loro osservazioni simpatiche e mai scontate, acute e spesso coraggiose. Quali? Ve ne parlerò nei prossimi articoli, quando risponderemo ad alcune domande dedicate al mondo della paura e della rabbia!

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

Se avete domande, dubbi, curiosità sul mondo dei piccoli, lasciateci una lettera nella speciale cassettina che troverete da Nunù o scriveteci sul nostro BLOG (https://nunubabyparking.wordpress.com/) o pagina FACEBOOK (https://www.facebook.com/nunu.babyparking/), pubblicheremo la vostra domanda in forma anonima rispondendovi all’interno della rubrica “Cara dada…”! Perchè da un piccolo problema individuale possono nascere riflessioni e soluzioni per molti…

Ricordo inoltre che per i soci di Nunù è attivo il servizio di sportello d’ascolto: uno spazio e un tempo di ascolto empatico, rispettoso e non giudicante per tutti coloro che sentono il bisogno di un sostegno, di un consiglio o di un conforto nel non sempre facile mestiere di genitore. Servizio su appuntamento individuale (info e prenotazioni: valentinapajola@gmail.com, tel: 3482410282).

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Cara Dada,

leggendo la lettera della settimana scorsa circa le punizioni e le possibili alternative, mi chiedo se ci sia un buon modo anche per dare delle regole: ho un bambino di 3 anni e mezzo e capita spesso che io debba richiamarlo più volte per fargli rispettare una regola, e qualche volta devo ricorrere a delle minacce e alle punizioni per farmi finalmente ascoltare! Come posso fare?

 

Nel loro processo di crescita i bimbi hanno bisogno di esplorare, di sperimentare e sperimentarsi, ma hanno al contempo bisogno di regole che siano una guida nel loro percorso, che gli diano dei binari da seguire, delle sicurezze, ma anche un contenimento e dei limiti.

Le idee riguardanti le regole sono davvero tante: c’è chi crede siano delle limitazioni nell’esplorazione del mondo da parte del bambino, e sia dunque sufficiente spiegare perché certi comportamenti non vadano attuati. C’è chi è dell’idea che siano importanti e dunque sia giusto darne molte. Spesso, come riporta questa mamma, si crede che ripetere una regola richiamando il bambino molte volte produca una risposta positiva, verificando invece che accade il contrario e portando all’esasperazione mamma e papà, che spesso sono costretti a sollecitare il bambino con rimproveri, minacce di punizioni.

Vediamo insieme come possiamo dare delle regole efficaci, buone, e che creino un clima il più sereno possibile per i bimbi, ma anche per i genitori!

 

L’ABC delle regoleUnknown

  • Spesso le regole sono pensate come limitazioni: “Non si guarda la tv quando si mangia”, “Non si corre per la strada”. Dovremmo invece presentare le regole ai nostri bimbi come un modello di comportamento a cui attenersi. È utile dunque in questo caso non presentarle come dei divieti, dunque in maniera negativa, ma piuttosto in maniera positiva, come un
    proposito o un’asserzione. Un esempio? Invece di “Quando si mangia non ci si alza da tavola” possiamo dire “Quando mangiamo stiamo seduti a tavola tutti insieme”; o ancora “Non si urla” diventa “Parliamo con un tono di voce più basso e gentile”.
  • Come si può notare dal punto precedente, le regole coinvolgono anche i grandi: non diciamo “stai seduto”, ma “stiamo seduti”. Questo aiuta il bambino a comprendere che tutta la famiglia è coinvolta e si impegna a rispettare le regole.
  • Quando possibile, può essere utile coinvolgere il bambino nella formulazione delle regole, dandogli magari delle alternative da scegliere. Questo lo farà sentire importante in quanto capirà che per mamma e papà è fondamentale anche la sua opinione, aumenterà il suo senso di responsabilità, ma soprattutto capirà che quando possibile mamma e papà sono disposti a negoziare e ad andare incontro alle sue esigenze e desideri.
  • Le regole dovrebbero essere poche e adattabili ai vari contesti (soprattutto con bimbi così piccoli che rischierebbero di non ricordarle tutte), chiare e semplici (dunque con un linguaggio adeguato all’età del bambino).
  • Personalmente ho trovato possa essere molto utile anche rappresentare insieme al bambino le varie regole: in un foglio o in un cartellone, si possono fare dei disegni o dei collage che raffigurino le varie regole e che quindi possano aiutare il bimbo a ricordarle. Questa modalità è utile soprattutto con quei bambini più vivaci e meno inclini a rispettare le regole.
  • Infine è preferibile essere autorevoli piuttosto che autoritari: preferiamo dunque toni di voce sereni ma fermi, piuttosto che urla e rabbia. Collaboriamo coinvolgendo il bambino piuttosto che imporre (ovviamente nelle situazioni di sicurezza dove possibile). Apriamoci al dialogo e alla spiegazione piuttosto che ai ricatti e alle punizioni: il fatto di minacciare il bambino rischia di creare un’associazione negativa “regola-punizione”, piuttosto che alimentare l’idea della regola come modello comportamentale.
  • A mali estremi, estremi rimedi? Come dicevo nell’articolo precedente, qualora sia necessario l’uso delle punizioni, è preferibile togliere un privilegio piuttosto che “infliggere” qualcosa di spiacevole, oppure utilizzare il time-out (per ulteriori approfondimenti https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/05/02/punizioni-si-no-quali-alternative/).

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

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Cara dada,

il dubbio che ti porto riguarda le regole e in particolare le punizioni che di solito vengono date allo trasgredire delle regole stesse: mi chiedo, è giusto ed educativo punire i bambini? Ci sono eventualmente alternative alla punizione?

 

I bambini nel loro processo di crescita e di esplorazione del mondo hanno bisogno di prevedibilità: prevedibilità nell’avere i propri genitori accanto a sé pronti a gioire delle loro piccole grandi conquiste; prevedibilità nel sapere che in caso di difficoltà mamma e papà sono disponibile ad aiutarli; prevedibilità nella routine quotidiana. Questa prevedibilità è data anche dalla costruzione di regole, che creano dei binari da seguire per aiutare il processo di crescita del bambino. Certo, talvolta stanno un po’ strette, sono vissute come limitanti per il bambino che non può sempre esplorare il mondo come vorrebbe lui, ecco dunque che qualche volta prova a trasgredirle! Se l’età del bambino lo consente, può essere utile dunque costruire le regole insieme a lui: questo lo aiuterà ad aumentare il suo senso di responsabilità e lo aiuterà a comprendere che, quando possibile, siamo disposti a mediare e ad accogliere le sue richieste ed esigenze (ad esempio, se vi chiede di poter guardare le tv prima di cena, potete acconsentire stabilendo insieme un tempo massimo da rispettare).

Come dicevo, qualche volta però queste regole non vengono rispettate e si ricorre spesso alla punizione.

PUNIZIONE SI? PUNIZIONE NO?

Consiglio di evitare le punizioni fisiche: oltre a essere poco efficaci, hanno un effetto negativo sull’autostima del bambino. Inoltre il bimbo a lungo andare apprenderà questa modalità (come abbiamo visto altre volte, il bambino apprende molto attraverso l’osservazione del comportamento degli altri –modeling-) e metterà in atto comportamenti altrettanto aggressivi nei vari contesti di vita (a casa, a scuola, al parco).

Quando vogliamo mettere in atto una punizione dunque è preferibile utilizzare strategie quali la privazione di privilegi (non guardare la tv, non giocare con un determinato gioco). Sarebbe meglio comunque in linea di massima evitare l’abuso delle punizioni, sostituendole piuttosto con altre modalità che vedremo in seguito. Questo perché con il lungo andare il bambino tende a distaccarsi e ad avere un vissuto di timore nei confronti del genitore eccessivamente punitivo; quando le punizioni arrivano in maniera costante inoltre viene minata l’autostima del bimbo e aumenta l’aggressività. Limitiamo dunque la punizione, utilizzandola quando il comportamento del bambino risulta pericoloso per sé o per altri o quando altre modalità educative risultano inefficaci.

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COME PUNIRE SENZA… FERIRE!

  • Diamo un avvertimento: al comparire del comportamento sbagliato, spieghiamo al bimbo perché lo è e perché è importante comportarsi diversamente. Avvertiamolo che qualora si comportasse di nuovo male scatterà una punizione (“questa sera niente tv!”). Evitiamo inoltre di alzare la voce ma cerchiamo di mantenere un tono calmo e fermo.
  • Puniamo immediatamente il comportamento negativo. La tempestività aiuta a comprendere il nesso “comportamento-effetto negativo” e a non creare confusione circa la causa della punizione: se questa arriva tardi il bimbo può non ricordare il comportamento negativo che ha messo in atto e dunque può non capire perché viene punito.
  • Spieghiamo il motivo della punizione, sempre per una maggiore comprensione del nesso “comportamento sbagliato-effetto negativo”. Evitiamo inoltre di generalizzare facendo commenti negativi sulla persona, ma limitiamoci alla situazione: non diciamo dunque “sei cattivo! Sei un monello!”, preferiamo piuttosto “non ti sei comportato bene”.
  • Le punizioni dovrebbero essere brevi nel tempo, in quanto se troppo lunghe ne viene vanificato l’effetto e rischiano di creare un maggiore clima di tensione.
  • Manteniamoci fermi nelle nostre decisioni, non dobbiamo cedere qualora il bambino inizi a fare i capricci perché non accetta la punizione. Questo comporterebbe che le nostre parole perdano con il tempo di credibilità e le punizioni perderebbero di valore ed efficacia.
  • Riconciliamoci! Al termine della punizione chiediamo al bambino se ha pensato al suo comportamento, se ha capito perché è sbagliato quello che ha fatto. Facciamogli poi capire con un abbraccio o un bacio che non siamo arrabbiati e che gli vogliamo sempre bene allo stesso modo: non mettiamo in dubbio il nostro amore per lui!

QUALI ALTERNATIVE?

Come anticipato, possiamo ricorrere ad alcune alternative alla punizione, che risultano spesso più efficaci. Quali?

  • La lode: quando una regola viene rispettata, un comportamento positivo attuato o un ammonimento viene seguito, lodiamo il bambino facendogli notare quanto è stato bravo a seguire l’indicazione. Questa modalità fa si che aumentino i comportamenti positivi lodati, in quanto il bimbo si sente gratificato; aumenta inoltre l’autostima e costituisce un buon modello per relazionarsi con gli altri.
  • Il time out: quando una regola non viene rispettata nonostante gli ammonimenti, può rivelarsi utile questa modalità, che consiste nel far sedere il bambino per un tempo limitato (al massimo 5 minuti) senza farlo giocare e ignorandolo.
  • Ignorare i comportamenti negativi quando la situazione lo permette (dunque non in situazioni di pericolo). Questa modalità va di pari passo con le lodi, in quanto vengono enfatizzati i comportamenti positivi a discapito di quelli negativi che, ignorandoli, vengono messi in secondo piano e via via scompaiono.
  • Parliamo, parliamo, parliamo! Come spesso sottolineo rispondendo alle lettere, i bambini sono molto sensibili e comprendono più di quanto crediamo. Per cui è importante parlare con loro, con un linguaggio adatto all’età, accogliere e riconoscere le emozioni provate, e cercare eventualmente di capire se i loro comportamenti “di ribellione” alle regole siano semplici capricci, dei “non mi va di fare quella cosa”, o piuttosto delle manifestazioni di altri bisogni.

 Valentina Pajola, psicologa e dada

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Cara dada,

ho un bimbo di quasi 3 anni che frequenta il nido. È sempre stato un bimbo tranquillo, anche l’inserimento è stato piuttosto sereno; nell’ultimo periodo però sembra esserci un sorta di “regressione” ad un comportamento che aveva quando era molto più piccolo: vuole sempre stare in braccio, qualche volta ricerca il seno, capita che si metta il dito in bocca. Da cosa potrebbe dipendere?

 

Il contatto fisico è molto importante per il bambino per lo sviluppo delle funzioni cognitive e il benessere psichico (ne parliamo in maniera più approfondita nell’articolo “presa in braccio: e se poi lo vizio?” https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/03/21/presa-in-braccio-e-se-poi-lo-vizio/). Capita però, come ci racconta questa mamma, che ci siano dei momenti in cui la ricerca di contatto sia eccessiva e avvenga in maniera inusuale rispetto il solito: il bambino sembra aver acquisito le sue piccole autonomie e piccole indipendenze, ed ecco che all’improvviso adotta comportamenti che sembrava aver abbandonato, come la suzione del dito, il voler toccare il seno, il desiderio di voler stare sempre in braccio.

 DA CHE COSA POTREBBE DIPENDERE?

I fattori che possono influire su questo cambiamento potrebbero essere vari, ecco quindi che bisogna armarsi di una maggiore sensibilità per poter osservare quando avvengono questi comportamenti, riflettendo anche su eventuali modificazioni di vita, più o meno importanti. Capita spesso infatti che alcuni eventi non vengano considerati da noi adulti perché pensati come “banali”, quotidiani, ma che invece assumano grande importanza per i più piccoli. Cerchiamo di notare dunque anche piccoli cambiamenti: deve stare più a lungo del solito a scuola o con la baby-sitter? Ci sono appena state delle vacanze (non necessariamente quelle estive, particolarmente lunghe, ma anche quelle di Natale o di Pasqua) in cui è stato più a lungo con mamma e papà e ora si torna alla routine? Mamma o papà gli dedicano meno tempo (perché magari riprendono il lavoro)?

Il bimbo sta vivendo un momento di disagio difficile da gestire per lui, legato probabilmente all’area del distacco, considerate le modalità di ricerca attiva di contatto. Il bambino dunque, di fronte a queste difficoltà, sembra voler recuperare modalità di relazione che aveva quando era più piccolo, come appunto il contatto fisico, la ricerca del seno o la suzione delle dita. Questa modalità viene adottata in quanto in questo momento di difficoltà il bambino fatica a fare l’operazione corpo-mente, esterno-interno, ovvero quell’operazione che gli permette di pensare e richiamare alla mente le proprie figure di riferimento, di “portarsele dentro” senza necessariamente averle sempre presenti fisicamente per rassicurarsi. Non riuscendo a compiere questo passaggio ricerca dunque attivamente il contatto fisico per avere rassicurazione.

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COME AIUTARLO?

  • Cerchiamo di capire a quale situazione è legato il suo disagio (ad esempio il passaggio dal nido alla scuola dell’infanzia; lo stare eccessivamente con figure altre, come baby-sitter). Capendo la causa del disagio possiamo intervenire modificandola o, se non fosse possibile, spiegando al bambino cosa sta succedendo.
  • Accogliamo la sua ricerca di rassicurazioni, non respingiamolo. Una buona soluzione è quella di ricercare delle modalità di contatto più funzionali, magari in maniera graduale, come per esempio il tenersi per mano anziché prenderlo sempre in braccio, o il fare un gioco insieme, per arrivare a fare qualche attività in cui la mamma è una presenza non attiva (“mentre la mamma cucina tu puoi fare un disegno”).
  • Riconosciamo e rispecchiamo i sentimenti del bambino, per farlo sentire compreso e accolto nel suo disagio: “capisco che tu ti senta triste e voglia stare vicino alla mamma, ma non si può stare sempre in braccio” e proponiamo un’alternativa come detto sopra.
  • Facciamogli capire che lo comprendiamo senza sgridarlo, aiutandolo dunque a superare questa fase senza regredire. Questo non significa negargli le attenzioni che richiede, ma dargliele in maniera più idonea alla sua età (come descritto nei punti precedenti). Soprattutto nei periodi di “crisi” più intensi, gratifichiamolo quando compie qualcosa in autonomia: “hai fatto questo gioco da solo: come sei stato bravo! Sono orgogliosa di te!”.

Come spesso accade, queste fasi di turbolenza sono transitorie, dunque con un po’ di pazienza e queste piccole accortezze potranno essere superate nella maniera più dolce possibile!

Valentina Pajola, psicologa e dada

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Cara Dada,

sono la mamma di un bimbo di tre anni. In questo periodo io e il mio compagno siamo un po’ in crisi, siamo stanchi e litighiamo spesso anche davanti al bimbo, non vorremmo farlo e ci sentiamo malissimo dopo, ma non riusciamo sempre a contenere gli scatti di rabbia. Hai qualche consiglio da darci? Facciamo davvero così male al nostro bimbo?

 

I litigi, le tensioni, gli scatti di rabbia, possono presentarsi anche nelle famiglie più affiatate e più tranquille del mondo. Come ben sappiamo, la classica famiglia del Mulino Bianco non esiste nella realtà, e qualche volta può capitare di discutere, complici una giornata pesante, qualche preoccupazione, un periodo no… Insomma, capita a tutti!

Quello che può destare particolare preoccupazione è qualora questi episodi si “accendano” proprio davanti ai bimbi. In effetti, la soluzione migliore sarebbe proprio quella di evitare di litigare davanti a loro, cercando piuttosto di spostare la discussione lontano dalle orecchie dei bimbi: in camera da letto, in bagno, dunque in un luogo dove siano presenti solo mamma e papà. Questo perché i bambini, anche se molto piccoli, sono particolarmente sensibili al non verbale, quindi avvertono la tensione tra mamma e papà anche se non comprendono appieno le parole che si dicono, e potrebbero manifestare in seguito a loro volta disagio, per esempio attraverso il pianto (ne parliamo anche nell’articolo dedicato al non verbale “sos: pianti inconsolabili e mamme affaticate” https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/03/07/sos-pianti-inconsolabili-e-mamme-affaticate/ ). Potrebbero inoltre crearsi delle teorie, delle fantasie sulle cause del litigio: potrebbero pensare di essere loro stessi il motivo della discussione (non dimentichiamo che i bimbi nell’età prescolare hanno un pensiero egocentrico), o che mamma e papà non si vogliano più bene. Inoltre, se i litigi sono frequenti possono influenzare lo stile comunicativo del bambino, che può apprendere una modalità aggressiva nel relazionarsi con gli altri.

L’ideale dunque sarebbe evitare di litigare davanti ai bambini, o perlomeno di non farlo troppo spesso. Ma come dicevo prima, può capitare il contrario! Dunque che fare? Non disperate cari genitori: l’importante è saper rimediare.

litigi

“ABBIAMO LITIGATO DAVANTI AL BIMBO, COME RIMEDIAMO?”

  • Il fatto di porvi il dubbio se il vostro comportamento può fare del male al bambino è già un buon punto di partenza: state riconoscendo che forse avete fatto un errore, non state ignorando il problema. E forse è proprio da qui che potete partire per rimediare: spiegate al bambino che mamma e papà hanno sbagliato, che anche i grandi fanno degli errori, e qualche volta capita anche a loro di bisticciare. Il litigio è un evento che capita a tutti. Potete spiegargli che è successo perché eravate un po’ stanchi e vi siete un po’ arrabbiati, fategli capire che il motivo del litigio non è il bambino e che, anche se capita che litighiate, vi volete sempre tanto bene!
  • Non ignorate dunque l’accaduto, pensando magari che il bambino sia piccolo e non capisca, o che siano cose che riguardano i grandi. I bambini avvertono la tensione, capiscono che c’è qualcosa che non va, e il “non detto” può creare molta confusione nella testa del bimbo, che si potrebbe creare le fantasie errate sulla natura del litigio di cui parlavamo prima.
  • Una cosa utile in questi casi può essere poi fare la pace apertamente davanti al bambino. Lo aiuterà a capire che il litigio è risolto, e potrete fungere da modello per quando anche lui litiga con i suoi piccoli amici: dopo una discussione è importante fare la pace e tornare come prima!

Con queste accortezze il bambino può capire che il litigio (do per scontato che parliamo di discussioni e non di manifestazioni più violente) può capitare a tutti, sia ai grandi che ai più piccoli, ma che non è motivo di rottura dei rapporti e che l’importante è poi chiarire e riappacificarsi.

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

 

 

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Cara Dada,

il mio bimbo di tre anni mi dice che gli altri bambini lo spingono e a volte non vuole andare a scuola, come devo interpretare questa cosa? Come posso sostenerlo dando importanza a ciò che sente ma anche aiutandolo ad andare verso gli altri senza paura?

Considerata l’età del bimbo sono vari i fattori che possono essere coinvolti e che possiamo verificare, accompagnandolo e aiutandolo in questo momento di difficoltà.

Il bambino infatti ha tre anni, immagino dunque abbia appena iniziato ad andare alla scuola materna e per la prima volta si affacci alla socialità, alla dimensione gruppale con gli altri bimbi, alla separazione prolungata con la mamma; potrebbe anche essere che il bimbo abbia già sperimentato la separazione dalla sua figura di riferimento, frequentando il nido per esempio, e che si trovi dunque a vivere il passaggio a una realtà differente a quella a cui era abituato, dal nido alla materna.

In entrambi i casi il bambino si trova ad affrontare un grande cambiamento: separarsi per un periodo di tempo prolungato dalla mamma e rimanere con adulti e bambini nuovi, o sperimentare un contesto diverso da quello offerto dal nido, il quale è un ambiente più contenuto, con figure di riferimento stabili e ritmi diversi rispetto a quelli della scuola materna, anche a livello di…coccole, essendo il rapporto educatrici/bambini piuttosto contenuto. Potrebbe dunque essere che quella del bambino sia una manifestazione di disagio in questo periodo di cambiamento, che cerchi in qualche modo di prolungare il contatto con la mamma o il papà per rimandare questa situazione che non vive tranquillamente.

Ciò non significa che dobbiamo dare poco valore alle parole del bambino quando ci racconta che i suoi piccoli amici qualche volta lo spingono: cerchiamo di accogliere la sua esperienza, di fargli comprendere che lo capiamo e sosteniamo, provando a dargli gli strumenti giusti per affrontare la situazione, senza sostituirci a lui.

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…E DAL PUNTO DI VISTA PRATICO?

Per quanto riguarda il fatto delle “botte” da parte dei compagni, spieghiamo al bambino che qualche volta i bimbi sono un po’ irruenti e molto fisici quando giocano, ma la loro intenzione non è fargli del male ma coinvolgerlo nel gioco. Se invece capiamo che si tratta di qualcosa di più di una semplice spinta, o che ad ogni modo questi episodi gli creano disagio e difficoltà, spieghiamogli che ne può parlare con la maestra, che lei lo può aiutare. È utile avere un confronto con l’educatrice anche per gli adulti, per capire meglio quali siano le dinamiche effettivamente instauratesi tra il bimbo e i suoi amici.

Tutto questo in un clima di ascolto e partecipazione, non diamo un’idea di eccessivo allarmismo, in quanto in questo modo il bambino trova conferma nel genitore delle sue paure, che vengono rinforzate e quindi si opporrà ancora di più al fatto di andare a scuola.

Se invece capiamo che il problema sta proprio nel cambiamento di ambiente e nel distacco dai genitori, possiamo adottare alcuni piccoli accorgimenti che si utilizzano nel momento del distacco, durante gli inserimenti, come ad esempio piccole gratificazioni, l’evitare il rimprovero, il sorriso. Per saperne di più rimando all’articolo “Inserimento? Un gioco da…bambini!” (https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/02/28/inserimento-un-gioco-da-bambini-piccolo-vademecum-per-un-inserimento-sereno-per-genitori-e-bimbi/) dove parliamo di questo argomento in maniera più approfondita.

Valentina Pajola, psicologa e dada

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