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Posts Tagged ‘contatto eccessivo’

Cara dada,

ho un bimbo di quasi 3 anni che frequenta il nido. È sempre stato un bimbo tranquillo, anche l’inserimento è stato piuttosto sereno; nell’ultimo periodo però sembra esserci un sorta di “regressione” ad un comportamento che aveva quando era molto più piccolo: vuole sempre stare in braccio, qualche volta ricerca il seno, capita che si metta il dito in bocca. Da cosa potrebbe dipendere?

 

Il contatto fisico è molto importante per il bambino per lo sviluppo delle funzioni cognitive e il benessere psichico (ne parliamo in maniera più approfondita nell’articolo “presa in braccio: e se poi lo vizio?” https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/03/21/presa-in-braccio-e-se-poi-lo-vizio/). Capita però, come ci racconta questa mamma, che ci siano dei momenti in cui la ricerca di contatto sia eccessiva e avvenga in maniera inusuale rispetto il solito: il bambino sembra aver acquisito le sue piccole autonomie e piccole indipendenze, ed ecco che all’improvviso adotta comportamenti che sembrava aver abbandonato, come la suzione del dito, il voler toccare il seno, il desiderio di voler stare sempre in braccio.

 DA CHE COSA POTREBBE DIPENDERE?

I fattori che possono influire su questo cambiamento potrebbero essere vari, ecco quindi che bisogna armarsi di una maggiore sensibilità per poter osservare quando avvengono questi comportamenti, riflettendo anche su eventuali modificazioni di vita, più o meno importanti. Capita spesso infatti che alcuni eventi non vengano considerati da noi adulti perché pensati come “banali”, quotidiani, ma che invece assumano grande importanza per i più piccoli. Cerchiamo di notare dunque anche piccoli cambiamenti: deve stare più a lungo del solito a scuola o con la baby-sitter? Ci sono appena state delle vacanze (non necessariamente quelle estive, particolarmente lunghe, ma anche quelle di Natale o di Pasqua) in cui è stato più a lungo con mamma e papà e ora si torna alla routine? Mamma o papà gli dedicano meno tempo (perché magari riprendono il lavoro)?

Il bimbo sta vivendo un momento di disagio difficile da gestire per lui, legato probabilmente all’area del distacco, considerate le modalità di ricerca attiva di contatto. Il bambino dunque, di fronte a queste difficoltà, sembra voler recuperare modalità di relazione che aveva quando era più piccolo, come appunto il contatto fisico, la ricerca del seno o la suzione delle dita. Questa modalità viene adottata in quanto in questo momento di difficoltà il bambino fatica a fare l’operazione corpo-mente, esterno-interno, ovvero quell’operazione che gli permette di pensare e richiamare alla mente le proprie figure di riferimento, di “portarsele dentro” senza necessariamente averle sempre presenti fisicamente per rassicurarsi. Non riuscendo a compiere questo passaggio ricerca dunque attivamente il contatto fisico per avere rassicurazione.

contatto

COME AIUTARLO?

  • Cerchiamo di capire a quale situazione è legato il suo disagio (ad esempio il passaggio dal nido alla scuola dell’infanzia; lo stare eccessivamente con figure altre, come baby-sitter). Capendo la causa del disagio possiamo intervenire modificandola o, se non fosse possibile, spiegando al bambino cosa sta succedendo.
  • Accogliamo la sua ricerca di rassicurazioni, non respingiamolo. Una buona soluzione è quella di ricercare delle modalità di contatto più funzionali, magari in maniera graduale, come per esempio il tenersi per mano anziché prenderlo sempre in braccio, o il fare un gioco insieme, per arrivare a fare qualche attività in cui la mamma è una presenza non attiva (“mentre la mamma cucina tu puoi fare un disegno”).
  • Riconosciamo e rispecchiamo i sentimenti del bambino, per farlo sentire compreso e accolto nel suo disagio: “capisco che tu ti senta triste e voglia stare vicino alla mamma, ma non si può stare sempre in braccio” e proponiamo un’alternativa come detto sopra.
  • Facciamogli capire che lo comprendiamo senza sgridarlo, aiutandolo dunque a superare questa fase senza regredire. Questo non significa negargli le attenzioni che richiede, ma dargliele in maniera più idonea alla sua età (come descritto nei punti precedenti). Soprattutto nei periodi di “crisi” più intensi, gratifichiamolo quando compie qualcosa in autonomia: “hai fatto questo gioco da solo: come sei stato bravo! Sono orgogliosa di te!”.

Come spesso accade, queste fasi di turbolenza sono transitorie, dunque con un po’ di pazienza e queste piccole accortezze potranno essere superate nella maniera più dolce possibile!

Valentina Pajola, psicologa e dada

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