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Posts Tagged ‘Emozioni’

Cari amici,

siamo lieti di invitarvi ad un doppio appuntamento sabato 12:

alle ore 16:30 vi aspettiamo per la seconda tappa di “Come siamo fatti? Un viaggio alla scoperta di sé”. Dentro di noi c’è un mondo sconfinato e misterioso, ancora poco esplorato. Un mondo fatto di emozioni, pensieri, immagini, memorie… In questo sorprendente laboratorio potremo scoprirlo grazie alla guida della dott.ssa Valentina Pajola.

Dai 3 ai 5 anni. Contributo a bimbo 10 euro.

Come siamo fatti II

Per chi avesse voglia di un po’ di musica, vi aspettiamo alle 17.00 presso il Teatro degli Angeli con il secondo appuntamento dei concerti interattivi per bambini e genitori “Musica per grandi orecchie e piccole mani”

Saranno con noi gli Arbitri Elegantiae – Musica e Fiaba. Siete pronti a spalancare le orecchie ad una musica che diventa racconto? A prestarci le vostre voci e a far suonare i nostri strumenti per animarla?

Biglietto 8 euro, bambini sopra i 3 anni 4 euro, sconto famiglie (2+2) 15 euro. Posti limitati. Per info e prenotazioni 349 4942161.

Concerto Arbitri elegantiae

Ecco infine gli altri appuntamenti di maggio:

Sabato 19 ore 17.00 Festa di Maggio, siamo felici di invitarvi ad una festa davvero speciale per celebrare, con una bella merenda e qualche sorpresa, l’anno e gli anni che abbiamo trascorso insieme! Ingresso libero, è gradita la prenotazione.

E al sabato mattina non perdete i mille e uno racconti animati di “Tutte storie, Nunù!” in collaborazione con la libreria Mu-nari di San Lazzaro.

AVVISIAMO I SOCI CHE VENERDI 11 MAGGIO LO SPAZIO CHIUDERA’ ALLE ORE 18:00. CI SCUSIAMO PER IL DISAGIO.

Per info e prenotazioni: Tel. 388-9962206, Virginia 349-4942161. Via Lombardia 5/D, 40139 Bologna. Oppure scriveteci a info@nunuperlinfanzia.it

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In questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Cara Dada”, affrontiamo oggi un argomento particolarmente…scottante: la rabbia! Ho notato come sia particolarmente elevato l’interesse che ruota intorno a questa emozione, e come spesso siano numerose da parte di genitori ed educatori le ricerche di strumenti, consigli, materiali che permettano di comprendere e gestire la rabbia dei più piccoli. Questo breve articolo non vuole (e non può) essere un vademecum esaustivo di consigli per la gestione della rabbia, ma piuttosto un piccolo spunto di riflessione che possa aiutare a comprenderla, una bussola che possa orientare l’ago dell’attenzione degli adulti nella sintonizzazione con il bambino.

rabbiaChe cos’è la rabbia?

La rabbia è innanzitutto un’emozione primaria che tutti, grandi e piccini, proviamo. Questa può essere provocata da situazioni esterne che troviamo avverse, ostili, o da stati interni (ad esempio quando non riusciamo a fare qualcosa); può essere manifestata attraverso reazioni verbali e/o comportamentali, ma può essere anche repressa e non manifestata affatto. È dunque un’emozione dalle varie sfaccettature che, come tutte le altre emozioni, va accettata e accolta, compresa ma non repressa: come ho sottolineato più volte nei precedenti articoli, non esistono emozioni giuste o sbagliate. Dunque anche la rabbia è importante nella costruzione dell’esperienza e dello sviluppo del bambino.

Qualche spunto per comprendere la rabbia dei bambini e gestirla

  • Poniamoci in una posizione di curiosi osservatori: soprattutto per quei bimbi particolarmente esplosivi e che esprimono la rabbia molto spesso, può essere utile osservare in che situazione avvengono questo scoppi, sono presenti alcune persone in particolare? Che cosa succede prima? E dopo? In questo modo possiamo avere qualche elemento in più per comprendere la rabbia del bambino e potremmo trovare delle ricorrenze, per cui non sarà un’emozione che “scoppia senza motivo”.
  • Diamo un feedback verbale al bambino, dando un nome a ciò che sta provando, sintonizzandoci con l’intensità delle emozioni che sta manifestando: “caspita! Mi sembri molto arrabbiato! Anzi no, moltissimo!!”, associando la frase ad un’appropriata espressione del viso. Questo per fargli capire che percepite e capite quello che sta provando, e soprattutto il bambino darà un nome a quest’emozione così forte che spesso, per la sua esplosività, lo può anche spaventare. Può essere utile associare la situazione all’emozione: “quando ti ho detto di rimettere in ordine e non guardare i cartoni ti sei tanto arrabbiato vero?”.
  • Reagiamo con calma e fermezza, se il bimbo lo accetta abbracciamolo e coccoliamolo: l’abbraccio non solo funziona da contenimento fisico, ma aumenterà i livelli di ossitocina, che favorisce l’insorgere della calma e del benessere, riducendo al contempo il cortisolo, l’ormone dello stress.
  • Facciamo sentire la nostra presenza, anche nelle peggiori sfuriate: con un abbraccio, con la sola presenza fisica o anche, qualora il bambino voglia stare da solo per un po’, lasciandogli lo spazio necessario “ok ti lascio un po’ qui da solo, vado nell’altra stanza, quando ne hai voglia chiamami/vieni di là con me”. In questo modo il bambino capirà che la sua rabbia non ci spaventa, che la accettiamo, e siamo pronti a parlarne quando ne avrà voglia. Con il tempo (e tanta pazienza!) solo dopo averla sperimentata in un ambiente sicuro e averla vista compresa e accettata, imparerà ad esprimerla e a gestirla autonomamente.
  • Parliamo insieme al bimbo della rabbia e di ciò che lo fa arrabbiare. Uno strumento utile che ho utilizzato durante il laboratorio è stato il barattolo montessoriano della calma (facile e veloce da fare anche a casa, in internet si trovano vari tutorial): i brillantini che scendono lentamente hanno un effetto quasi ipnotico e aiutano il bambino a rilassarsi e a focalizzarsi sul qui e ora, permettendogli di “fermarsi” e favorendo il dialogo. Attenzione: questo non è uno strumento per evitare la rabbia nei momenti più “caldi” (dato che non è assolutamente un obiettivo che ci poniamo), ma può essere d’aiuto per parlarne dopo uno scoppio d’ira per esempio.
  • Come al solito un aiuto per parlare di rabbia viene dal mondo dei libri. In particolare io ho utilizzato con i bimbi “Che rabbia!” di Mireille d’Allancé. In questo modo abbiamo uno strumento in più per parlare di questa emozione, per aiutare i bambini a riconoscerla nelle varie manifestazioni, per comprendere che a tutti capita e che è una emozione che, per quanto fastidiosa, ha un inizio e una fine e non c’è nulla di sbagliato nel provarla!

 

Tutte queste piccole accortezze di cui ho parlato non riguardano ovviamente solamente quei bambini un po’ più turbolenti, ma anche quei bimbi che non esprimono mai la rabbia, che invece di esplodere implodono. Il fatto di non manifestarla non è sintomo di assenza di rabbia: è presente anche in loro, diamogli un aiutino per sperimentarla ed esprimerla!

Valentina Pajola, psicologa e dada

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Continuando il filone delle emozioni introdotte nell’ultimo post di “Cara Dada”, parliamo oggi di una delle emozioni che durante i laboratori a tema ha suscitato particolare attenzione nei genitori, e solleticato l’interesse dei bambini: si tratta della paura!

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Ma… che cos’è la paura?

Innanzitutto la paura è un’emozione primaria che ha un’importante funzione: quella di attivarci in caso di potenziale pericolo e di farci reagire di fronte ad esso, con comportamenti di attacco o di fuga. È dunque un’emozione importante per la salvaguardia di noi stessi e che contribuisce alla crescita personale, e che va accolta ed affrontata, non evitata come ci viene spesso spontaneo pensare.

Come ho già sottolineato nel precedente post (https://nunubabyparking.wordpress.com/2018/01/31/diario-di-bordo-giochiamo-a-emozionarci), credo sia fondamentale trasmettere ai bambini il messaggio che ogni emozione è importante e va accettata e, per quanto qualche volta possa risultare spiacevole, ogni una è indispensabile e dipinge di diverse tinte la nostra esperienza. Dunque anche la paura deve godere di questo trattamento speciale!

Ad ogni età la sua paura

La paura è dunque una compagna che ci capita di incontrare più volte durante il corso della nostra vita, durante la crescita dei bambini in particolare compaiono paure tipiche e del tutto naturali, che non devono quindi destare particolari preoccupazioni nel genitore. Quali?

La paura dell’estraneo per esempio, che compare intorno agli 8 mesi; crescendo (dai 12 ai 24 mesi) arriva la paura di separarsi dai genitori e un po’ alla volta, a partire dai 3 anni circa, le paure vengono simbolizzate in mostri, fantasmi, streghe cattive, il buio.

La paura: conoscerla per capirla e affrontarla

Come comportarsi dunque con i bambini per aiutarli a riconoscere ed affrontare questa emozione?

  • Durante il percorso laboratoriale è stato molto utile scoprire com’è fatta la paura: è infatti spesso accompagnata da reazioni fisiche come battito cardiaco accelerato, sudorazione, tremore. Queste manifestazioni sono state individuate facilmente dai bambini, che sono stati bravissimi a capire che oltre a questi “indizi” più visibili ci sono anche sensazioni di inquietudine (“quando ho paura mi batte forte il cuore e non sto tanto bene così vado dalla mamma che mi abbraccia e un po’ mi passa!” M. 3 anni).
  • Quando il bambino le manifesta, ascoltiamo le sue paure senza giudicarle e con la massima accoglienza, senza frasi come “Non devi avere paura! Non sei un bambino piccolo!”. Il rischio è quello di rendere la paura un’emozione “da deboli” e che quindi è sbagliato provare, creando insicurezze. Inoltre con il tempo il bambino potrebbe avere riserve nel confidare le proprie emozioni proprio perché non vengono prese seriamente.
  • Per i bimbi che esprimono con fatica questa emozione o che dichiarano “io non ho mai paura!” può essere utile spiegare che a tutti capita, anche ai grandi, e che questo non li rende meno coraggiosi. A tal proposito ho trovato molto interessante la lettura “Paura di niente” di Maria Gianola.
  • Se il bambino è particolarmente agitato nel momento in cui avverte paura, mostriamoci calmi e accoglienti: il nostro linguaggio non verbale aiuterà ad abbassare lo stato di ansia grazie al contagio emotivo, dunque il nostro comportamento avrà un effetto calmante.
  • Un modo di parlare di paure (ma anche delle altre emozioni) per aiutare i bambini a riconoscerle, elaborarle ed esprimerle è quello di farlo attraverso i libri: ce ne sono moltissimi che affrontano anche in maniera trasversale questo tema, possiamo passare dai grandi classici come Cenerentola, o I Tre Porcellini, in cui i protagonisti affrontano timori di vario tipo, fino a storie più moderne. Nel laboratorio dedicato alla paura ho scelto “Non dormi piccolo Orso?”, che consiglio anche come favola della buona notte per quei bimbi che hanno paura del buio. Oltre ai libri, può essere utile simbolizzare e inscenare le proprie paure attraverso il gioco o il disegno: in questo modo offriremo molti strumenti tra cui scegliere per aiutare i bimbi a esprimere e raccontarci le proprie emozioni e, perché no, anche affrontare le proprie paure (durante il laboratorio, ho richiesto ad ogni bimbo di disegnare il mostro più pauroso che potesse, e il risultato è stato che qualcuno ha commentato “questo mostro non fa più tanta paura… sembra quasi buffo!”).

Valentina Pajola, psicologa e dada

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 Si è concluso nel mese di dicembre il nostro piccolo percorso laboratoriale dedicato alle emozioni, pensato per i bimbi dai 3 ai 6 anni con lo scopo di aiutarli a familiarizzare con il proprio mondo emotivo. Sono qui per raccontarvi un po’ il “dietro le quinte” di questa esperienza per poter rendere partecipi anche mamme, papà, nonni: insomma tutti i più grandicelli che per motivi… anagrafici non hanno potuto partecipare, ma che comunque hanno dimostrato tanta curiosità e interesse per questo percorso.foto-emozioni.

Perché un laboratorio sulle emozioni?

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una sempre maggiore sensibilità rivolta al tema delle emozioni. Il film “Inside Out” è una testimonianza di questa maggiore attenzione, in quanto vengono trattate e integrate emozioni primarie come Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, e viene spiegato attraverso un linguaggio semplice ed efficace come tutte queste siano importanti nella costruzione del Sé e nella relazione con gli altri.

A mio avviso, uno dei messaggi più importanti che questo film d’animazione manda è proprio il fatto che non esistono emozioni giuste o sbagliate, importanti o meno importanti, ma sono tutte necessarie in ugual modo nella costruzione della nostra esperienza. Spesso la nostra cultura può in maniera erronea lasciar passare il messaggio che sia meglio nascondere alcuni stati d’animo a favore di altri: la paura può esser letta come sintomo di codardia; troppa tristezza può dar noia al prossimo, meglio mostrarsi gioiosi; la rabbia è spesso vista come un’emozione da evitare. Ecco quindi che è sempre più importante riconoscere sin da piccoli il valore di ogni emozione, accettandola senza però reprimerla, ma cercando piuttosto di regolarla quando necessario.

Nei laboratori svolti da Nunù lo scopo principale è stato quello di aiutare i bimbi a riconoscere ogni emozione in tutte le sue sfumature e tutte le sue manifestazioni, riuscendo in primis a dare un nome a ciò che provano: questo primo passaggio che può sembrare banale è in realtà un punto molto importante e delicato e per nulla scontato. È frequente infatti che gli adulti stessi trovino difficoltoso riconoscere e discriminare le emozioni. Via libera dunque a “Mi sembri un po’ arrabbiato…”, “Wow che bel sorriso! Sembri molto felice!”, “ti ha fatto arrabbiare molto questa cosa?”, ricalcando magari l’espressione del viso triste o felice che sia, proprio per associare un nome allo stato d’animo. Una volta dato il nome all’emozione, è stato importante per i bimbi individuare “com’è fatta”, aiutandoli a dare una forma a questa emozione, a esprimerla, ognuno a proprio modo e con le proprie capacità, riconoscendo dunque sia fattori comportamentali che vissuti interni e fisiologici: c’è chi ha descritto la paura ricordando che “mi batte forte il cuore e mi viene mal di pancia” o la rabbia come “una cosa che ti fa fare grrr… e a volte cresce e ti fa fare AAAAARGH!!”. Anche questo è un passaggio importante in quanto permette non solo di riconoscere le proprie emozioni ma anche quelle degli altri quando si manifestano. Infine abbiamo cercato di riconoscere gli antecedenti, o meglio tutti quei fattori che possono favorire o meno l’esperire di una determinata emozione, per comprendere che la rabbia, o la paura, o ancora la tristezza non “cadono dal cielo” senza motivo alcuno, ma sono comunque conseguenza di situazioni, eventi, parole, e che dunque anche alcune proprie azioni possono causare nell’altro un’emozione piacevole o spiacevole.

Ecco alcuni strumenti utili in questi passaggi replicabili facilmente nella relazione coi bimbi:

  • “l’orologio delle emozioni”, nel quale sono presenti delle faccine che raffigurano le principali emozioni e possono aiutare il bambino a immedesimarsi ed eorologio emozionisprimere come si sente;
  • “il termometro delle emozioni”, che può aiutare i bambini a quantificare in maniera concreta la propria rabbia o la propria tristezza e che può essere un facilitatore giocoso per parlare di queste tematiche, e per aiutare gli adulti a comprendere meglio il mondo emotivo dei bimbi, discriminando ciò che attiva di più o di meno;
  • i disegni, i colori, i giochi per aiutare il bambino a esprimersi e raccontare ciò che prova in forma simbolica;
  • i libri: anche se non specificatamente dedicati alle emozioni, possiamo giocare a chiedere al bambino “secondo te come sta questo personaggio dopo che gli è successa questa cosa?”, “secondo te questa è una faccia arrabbiata o felice?”. Lo stesso vale per i cartoni animati e per rendere dunque istruttivo il tempo dedicato alla tv (per chi è incuriosito, ne parliamo in maniera più approfondita nell’articolo “Bimbi analogici in un mondo tecnologico!” );
  • durante gli incontri i bambini hanno trovato molto divertente giocare proprio a indovinare le emozioni: a turno un bimbo inscenava un’emozione (con un a smorfia del viso, con il corpo, con una parola), e gli altri dovevano indovinare di cosa si trattava. Un’attività semplice e simpatica da proporre anche a casa!

I bimbi durante questo percorso hanno saputo sorprendermi con le loro osservazioni simpatiche e mai scontate, acute e spesso coraggiose. Quali? Ve ne parlerò nei prossimi articoli, quando risponderemo ad alcune domande dedicate al mondo della paura e della rabbia!

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

Se avete domande, dubbi, curiosità sul mondo dei piccoli, lasciateci una lettera nella speciale cassettina che troverete da Nunù o scriveteci sul nostro BLOG (https://nunubabyparking.wordpress.com/) o pagina FACEBOOK (https://www.facebook.com/nunu.babyparking/), pubblicheremo la vostra domanda in forma anonima rispondendovi all’interno della rubrica “Cara dada…”! Perchè da un piccolo problema individuale possono nascere riflessioni e soluzioni per molti…

Ricordo inoltre che per i soci di Nunù è attivo il servizio di sportello d’ascolto: uno spazio e un tempo di ascolto empatico, rispettoso e non giudicante per tutti coloro che sentono il bisogno di un sostegno, di un consiglio o di un conforto nel non sempre facile mestiere di genitore. Servizio su appuntamento individuale (info e prenotazioni: valentinapajola@gmail.com, tel: 3482410282).

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Cari amici,

siamo felici di presentarvi il programma della nuova stagione laboratoriale di Nunù. Il mese di Ottobre inizia con grandi novità e tanti momenti di incontro e sperimentazione per grandi e piccini! Nunù vi aspetta ogni sabato mattina dalle 9:00 alle 13:00 per aprire il weekend all’insegna dell’incontro con la letteratura per l’infanzia, con letture animate e presentazioni di albi illustrati di qualità. Il sabato pomeriggio vi accoglieremo nuovamenre dalle 16:30 alle 18:30 con laboratori creativi, teatrali, di didattica dell’arte e momenti di festa!

Inizieremo questa eccitante avventura SABATO 7 OTTOBRE, dalle 16:30 alle 18:30, con un NUOVO PERCORSO LABORATORIALE PENSATO PER I BIMBI DAI 3 AI 6 ANNI, per aiutarli a familiarizzare con il proprio mondo emotivo attraverso il movimento, l’arte, la narrazione e divertentissimi giochi!

A cura della dott.ssa Valentina Pajola, psicologa e dada!

Costo dell’attività 10€ ad incontro, percorso completo a 25€. Sono previste agevolazioni per fratelli e sorelle

PRENOTAZIONE RICHIESTA!

Invito a Giochiamo a emozionarci

Ecco inoltre il programma dettagliato degli appuntamenti del mese di Ottobre:

Invito a Ottobre

Vi ricordiamo infine che Nunù rimarrà aperto, con orario invariato, nella giornata di mercoledì 4 Ottobre! Prenotazione consigliata!

Info e prenotazioni: Tel. 388-9962206, Francesca 340-7332178, Virginia 349-4942161. Via Lombardia 5/D, 40139 Bologna. Oppure scriveteci a info@nunuperlinfanzia.it

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Cara dada,

siamo i genitori di una bimba di 3 anni e tra pochi mesi arriverà un fratellino ad allargare la famiglia. Sappiamo che può capitare che la bambina più grande possa essere gelosa del nuovo arrivato e che si possa sentire messa da parte. Come possiamo fare per evitare tutto ciò?

 

L’arrivo di un nuovo piccolo in casa porta con sé tante emozioni nei genitori: gioia ed eccitazione da una parte, un po’ di ansia e preoccupazione dall’altra. Lo stesso vale per i più piccoli, che sono sicuramente incuriositi ed emozionati dall’inizio di questa nuova avventura, ma possono essere anche un po’ preoccupati, intimiditi da questo grande evento. L’arrivo di un fratellino comporta tanti cambiamenti nella vita quotidiana: dall’organizzazione degli spazi della casa, agli orari, fino alle varie attività che coinvolgono i componenti della famiglia. E ancora: la mamma che si assenta per qualche giorno per andare in ospedale, il via vai di persone che vengono a conoscere il neonato, tutte le cure e attenzione che necessariamente quest’ultimo necessita… un po’ di gelosia da parte del fratello o sorella maggiore è più che comprensibile!

Il primogenito quindi potrebbe vivere un momento difficile, dettato dall’insicurezza: “Mamma e papà mi vorranno bene in ugual modo? Se mi vogliono così bene perché hanno voluto un altro bimbo?”, potrebbero essere i suoi pensieri. Potrebbe vivere la nascita del fratellino come un’intrusione nel rapporto con i genitori, in quanto si passa da “io, mamma e papà” a “io, mamma e papà…e il fratellino”. Ecco quindi che potrebbero insorgere comportamenti legati alla gelosia, al risentimento, al desiderio di tornare al centro dell’attenzione: vediamo comparire capricci, attacchi di rabbia, dell’aggressività nei confronti del piccolo e qualche comportamento regressivo (come per esempio volere il pannolino anche se non lo usa più o succhiarsi il dito).

Questi comportamenti fanno parte di una fase normale e comprensibile, e proprio perché parliamo di “fase”, sono transitori. Come aiutare il bimbo ad affrontare e ad adattarsi il più serenamente possibile al cambiamento?

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QUALCHE CONSIGLIO PRATICO: L’ATTESA

  • I 9 mesi di gravidanza sono importanti per i genitori quanto per i bambini per creare uno spazio mentale atto ad accogliere il nuovo nascituro. Parlate insieme e apertamente della nuova avventura che state per vivere, parlategli dei cambiamenti che ci saranno, chiedetegli quali emozioni sta vivendo, cercando di accoglierle belle o brutte che siano. Potrete aiutarvi magari sfogliando le foto di quando lui/lei è nato e raccontandogli di tutti i cambiamenti che ci sono stati anche in occasione del suo arrivo. Oltre a sentirsi maggiormente coinvolto e capito nei suoi pensieri ed emozioni, avrà modo di abituarsi gradualmente al cambiamento, comprendendo che anche lui è stato atteso e accolto con le stesse cure e attenzioni.
  • Coinvolgetelo nei cambiamenti pratici: per esempio nella scelta dei vestitini o di giochi. Inoltre, se tra le varie modifiche della routine è previsto l’inserimento alla scuola materna, evitate di farla coincidere con l’arrivo del fratellino, iniziate piuttosto con largo anticipo, altrimenti potrebbe pensare che la vostra scelta sia dettata dal non voler stare con lui per dedicarvi di più al neonato.
  • Spiegategli che la mamma dovrà assentarsi per qualche giorno per andare in ospedale, e che dunque lui starà con i nonni per esempio, rassicurandolo che potrà andarla a trovare. Quando poi il fratellino sarà nato, potrebbe capitare che non voglia conoscerlo subito: lasciategli i suoi tempi e non forzatelo.

INIZIA LA VITA…A 4!

  • Per quanto possa essere faticoso, soprattutto nei primi tempi, cercate di dedicare sempre del tempo di qualità al primogenito, in modo che capisca che il vostro amore e le vostre attenzioni nei suoi confronti non sono cambiate: potete per esempio chiacchierare con lui mentre allattate, chiedergli come si sente o anche solo parlare delle cose che ha fatto durante la giornata. Un buon lavoro di squadra che coinvolga mamma e papà aiuterà il bambino a sentirsi sempre amato: mentre un genitore si occupa del neonato, l’altro può coinvolgerlo in qualche gioco o attività.
  • In caso di capricci o manifestazioni di rabbia non rimproveratelo, piuttosto provate a mettervi in una posizione di osservazione per capire il motivo che porta il vostro bimbo a questi comportamenti: forse è il suo modo per avere la vostra attenzione! Rassicuratelo dunque, coccolatelo, fategli capire che comprendete come sta, ricordandogli che l’amate e non l’abbandonerete mai. In questo modo po’ alla volta, con un po’ di pazienza, questi comportamenti se ne andranno.
  • Per fare partire con il piede giusto la relazione con il neonato, può essere utile fargli trovare un regalino da parte sua: “Questo regalo è da parte del tuo fratellino, mi ha detto di fartelo mentre era ancora nella pancia, per dirti che è contento di averti come fratello/sorella maggiore e non vede l’ora di essere più grande per giocare con te!”.
  • Quando ricevete visite, invitate i vostri ospiti a salutare per primo il fratello maggiore, a chiedergli come va: generalmente la prima cosa che si fa è andare a vedere il neonato e coccolarselo un po’, e questo può aumentare la gelosia del primogenito che si può sentire messo da parte.
  • Ultimo ma non meno importante, non stancatevi mai di ripetergli quanto gli volete bene!

…E PER I PICCOLI LETTORI:

Come sempre, il magico mondo dei libri può aiutare in maniera più dolce e divertente ad affrontare e capire questo nuova avventura di “fratello/sorella maggiore”. Ecco qualche consiglio per ogni età:

  • “Sono un fratello maggiore!” o “Sono una sorella maggiore!” di Li Amanda e Melanie Williamson: la stessa storia declinata al maschile e al femminile, in modo da far sentire più coinvolti i bambini. A partire dai 2 anni.
  • “Quando arriva un fratellino” di Nicoletta Costa. A partire dai 3 anni.
  • “Giacomino aspetta…un Fratellino” e “Giacomino e…la nuova Arrivata!” di Vilma Costetti e Monica Rinaldini, utili per capire ed accogliere tutte le emozioni che il ruolo di fratello maggiore comporta. Dai 4 anni.

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

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Cara Dada,

sono la mamma di un bimbo di tre anni. In questo periodo io e il mio compagno siamo un po’ in crisi, siamo stanchi e litighiamo spesso anche davanti al bimbo, non vorremmo farlo e ci sentiamo malissimo dopo, ma non riusciamo sempre a contenere gli scatti di rabbia. Hai qualche consiglio da darci? Facciamo davvero così male al nostro bimbo?

 

I litigi, le tensioni, gli scatti di rabbia, possono presentarsi anche nelle famiglie più affiatate e più tranquille del mondo. Come ben sappiamo, la classica famiglia del Mulino Bianco non esiste nella realtà, e qualche volta può capitare di discutere, complici una giornata pesante, qualche preoccupazione, un periodo no… Insomma, capita a tutti!

Quello che può destare particolare preoccupazione è qualora questi episodi si “accendano” proprio davanti ai bimbi. In effetti, la soluzione migliore sarebbe proprio quella di evitare di litigare davanti a loro, cercando piuttosto di spostare la discussione lontano dalle orecchie dei bimbi: in camera da letto, in bagno, dunque in un luogo dove siano presenti solo mamma e papà. Questo perché i bambini, anche se molto piccoli, sono particolarmente sensibili al non verbale, quindi avvertono la tensione tra mamma e papà anche se non comprendono appieno le parole che si dicono, e potrebbero manifestare in seguito a loro volta disagio, per esempio attraverso il pianto (ne parliamo anche nell’articolo dedicato al non verbale “sos: pianti inconsolabili e mamme affaticate” https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/03/07/sos-pianti-inconsolabili-e-mamme-affaticate/ ). Potrebbero inoltre crearsi delle teorie, delle fantasie sulle cause del litigio: potrebbero pensare di essere loro stessi il motivo della discussione (non dimentichiamo che i bimbi nell’età prescolare hanno un pensiero egocentrico), o che mamma e papà non si vogliano più bene. Inoltre, se i litigi sono frequenti possono influenzare lo stile comunicativo del bambino, che può apprendere una modalità aggressiva nel relazionarsi con gli altri.

L’ideale dunque sarebbe evitare di litigare davanti ai bambini, o perlomeno di non farlo troppo spesso. Ma come dicevo prima, può capitare il contrario! Dunque che fare? Non disperate cari genitori: l’importante è saper rimediare.

litigi

“ABBIAMO LITIGATO DAVANTI AL BIMBO, COME RIMEDIAMO?”

  • Il fatto di porvi il dubbio se il vostro comportamento può fare del male al bambino è già un buon punto di partenza: state riconoscendo che forse avete fatto un errore, non state ignorando il problema. E forse è proprio da qui che potete partire per rimediare: spiegate al bambino che mamma e papà hanno sbagliato, che anche i grandi fanno degli errori, e qualche volta capita anche a loro di bisticciare. Il litigio è un evento che capita a tutti. Potete spiegargli che è successo perché eravate un po’ stanchi e vi siete un po’ arrabbiati, fategli capire che il motivo del litigio non è il bambino e che, anche se capita che litighiate, vi volete sempre tanto bene!
  • Non ignorate dunque l’accaduto, pensando magari che il bambino sia piccolo e non capisca, o che siano cose che riguardano i grandi. I bambini avvertono la tensione, capiscono che c’è qualcosa che non va, e il “non detto” può creare molta confusione nella testa del bimbo, che si potrebbe creare le fantasie errate sulla natura del litigio di cui parlavamo prima.
  • Una cosa utile in questi casi può essere poi fare la pace apertamente davanti al bambino. Lo aiuterà a capire che il litigio è risolto, e potrete fungere da modello per quando anche lui litiga con i suoi piccoli amici: dopo una discussione è importante fare la pace e tornare come prima!

Con queste accortezze il bambino può capire che il litigio (do per scontato che parliamo di discussioni e non di manifestazioni più violente) può capitare a tutti, sia ai grandi che ai più piccoli, ma che non è motivo di rottura dei rapporti e che l’importante è poi chiarire e riappacificarsi.

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

 

 

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