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Posts Tagged ‘rubrica della psicologa’

Cara Dada,

il mio bimbo frequenta la scuola dell’infanzia e l’altro giorno, tornando a casa, ha detto una parola… da censura!!! Io l’ho sgridato e gli ho spiegato subito che non si dicono le parolacce, ma a quanto pare è servito a ben poco… Aiuto!

 

Quello delle parolacce è un problema piuttosto “democratico”, nel senso che a quasi tutti i genitori, anche quelli più attenti al proprio modo di parlare, può essere capitato di sentire il proprio bimbo esclamare con entusiasmo una parolaccia. La prima reazione è spesso comprensibilmente di stupore e fastidio. Dove l’avrà sentita? Ma soprattutto ci si chiede: visto che sicuramente non ne conoscerà il significato, come mai il bambino trova così divertente ripeterla?

I motivi possono essere di vario tipo: quando gli adulti dicono una parolaccia, lo fanno con una certa enfasi, dando al termine incriminato quasi una funzione catartica. Ecco dunque che questa strana parola, pronunciata con questo particolare trasporto, risulta essere particolarmente attrattiva e interessante per i bimbi, che non si lasciano sfuggire proprio niente!

Da bravi sperimentatori quali sono, provano dunque a ripetere le parolacce, e le reazioni allarmate di mamma e papà o degli adulti in generale non fanno che aumentare l’interesse per questi termini, in quanto i bambini scoprono che ogni volta che ripetono il termine catalizzano su di sé l’attenzione (anche se negativa) dei grandi.

Bambini-parolacce

Che fare dunque?

  • Soprattutto con i più piccoli, che non conoscono sicuramente il significato delle parolacce che ripetono, quando sentiamo la prima parolaccia evitiamo di dare troppa importanza alla cosa: capita spessissimo infatti che, di fronte ad una mancata reazione e dunque un mancato interesse da parte dei grandi, il termine in questione non venga più ripetuto. In una normale conversazione infatti tendiamo a dare un feedback alle parole dei bimbi (rispondendo, ripetendo alcuni termini, o con reazioni non verbali come il sorriso) rafforzandole. In presenza di una mancata reazione di fronte alla prima parolaccia non diamo alcun rinforzo e dunque nessuno stimolo perché possa essere ripetuta in futuro.
  • Se invece la parolaccia in questione continua a essere ripetuta, evitiamo il rimprovero: se lo scopo del bimbo è quello di avere l’attenzione dell’adulto, il rimprovero fungerà in questo senso da rinforzo e otterremmo dunque l’effetto contrario a quello desiderato. Spieghiamo piuttosto con tranquillità e senza allarmismi che quelle parole non sono belle né gentili, e che altre persone potrebbero offendersi o rattristarsi nel sentirsele dire.
  • Importante infine, anche se forse un po’ scontato, impegniamoci a essere i primi a non dire parolacce, perlomeno in presenza dei più piccoli, per non farli sentire legittimati a ripeterle. Potrebbe essere utile porre come regola della famiglia “noi usiamo parole gentili, non ci piacciono le parolacce”, estendendo il comportamento ad una norma generale che tutti seguono, non solo il bimbo.

Valentina Pajola, psicologa e dada

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Cara Dada,

leggendo la lettera della settimana scorsa circa le punizioni e le possibili alternative, mi chiedo se ci sia un buon modo anche per dare delle regole: ho un bambino di 3 anni e mezzo e capita spesso che io debba richiamarlo più volte per fargli rispettare una regola, e qualche volta devo ricorrere a delle minacce e alle punizioni per farmi finalmente ascoltare! Come posso fare?

 

Nel loro processo di crescita i bimbi hanno bisogno di esplorare, di sperimentare e sperimentarsi, ma hanno al contempo bisogno di regole che siano una guida nel loro percorso, che gli diano dei binari da seguire, delle sicurezze, ma anche un contenimento e dei limiti.

Le idee riguardanti le regole sono davvero tante: c’è chi crede siano delle limitazioni nell’esplorazione del mondo da parte del bambino, e sia dunque sufficiente spiegare perché certi comportamenti non vadano attuati. C’è chi è dell’idea che siano importanti e dunque sia giusto darne molte. Spesso, come riporta questa mamma, si crede che ripetere una regola richiamando il bambino molte volte produca una risposta positiva, verificando invece che accade il contrario e portando all’esasperazione mamma e papà, che spesso sono costretti a sollecitare il bambino con rimproveri, minacce di punizioni.

Vediamo insieme come possiamo dare delle regole efficaci, buone, e che creino un clima il più sereno possibile per i bimbi, ma anche per i genitori!

 

L’ABC delle regoleUnknown

  • Spesso le regole sono pensate come limitazioni: “Non si guarda la tv quando si mangia”, “Non si corre per la strada”. Dovremmo invece presentare le regole ai nostri bimbi come un modello di comportamento a cui attenersi. È utile dunque in questo caso non presentarle come dei divieti, dunque in maniera negativa, ma piuttosto in maniera positiva, come un
    proposito o un’asserzione. Un esempio? Invece di “Quando si mangia non ci si alza da tavola” possiamo dire “Quando mangiamo stiamo seduti a tavola tutti insieme”; o ancora “Non si urla” diventa “Parliamo con un tono di voce più basso e gentile”.
  • Come si può notare dal punto precedente, le regole coinvolgono anche i grandi: non diciamo “stai seduto”, ma “stiamo seduti”. Questo aiuta il bambino a comprendere che tutta la famiglia è coinvolta e si impegna a rispettare le regole.
  • Quando possibile, può essere utile coinvolgere il bambino nella formulazione delle regole, dandogli magari delle alternative da scegliere. Questo lo farà sentire importante in quanto capirà che per mamma e papà è fondamentale anche la sua opinione, aumenterà il suo senso di responsabilità, ma soprattutto capirà che quando possibile mamma e papà sono disposti a negoziare e ad andare incontro alle sue esigenze e desideri.
  • Le regole dovrebbero essere poche e adattabili ai vari contesti (soprattutto con bimbi così piccoli che rischierebbero di non ricordarle tutte), chiare e semplici (dunque con un linguaggio adeguato all’età del bambino).
  • Personalmente ho trovato possa essere molto utile anche rappresentare insieme al bambino le varie regole: in un foglio o in un cartellone, si possono fare dei disegni o dei collage che raffigurino le varie regole e che quindi possano aiutare il bimbo a ricordarle. Questa modalità è utile soprattutto con quei bambini più vivaci e meno inclini a rispettare le regole.
  • Infine è preferibile essere autorevoli piuttosto che autoritari: preferiamo dunque toni di voce sereni ma fermi, piuttosto che urla e rabbia. Collaboriamo coinvolgendo il bambino piuttosto che imporre (ovviamente nelle situazioni di sicurezza dove possibile). Apriamoci al dialogo e alla spiegazione piuttosto che ai ricatti e alle punizioni: il fatto di minacciare il bambino rischia di creare un’associazione negativa “regola-punizione”, piuttosto che alimentare l’idea della regola come modello comportamentale.
  • A mali estremi, estremi rimedi? Come dicevo nell’articolo precedente, qualora sia necessario l’uso delle punizioni, è preferibile togliere un privilegio piuttosto che “infliggere” qualcosa di spiacevole, oppure utilizzare il time-out (per ulteriori approfondimenti https://nunubabyparking.wordpress.com/2017/05/02/punizioni-si-no-quali-alternative/).

Valentina Pajola, psicologa e dada

 

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